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Le antiche
pergamene

L'archivio parrocchiale di Rallio conserva circa un centinaio di antiche pergamene, di cui una quindicina sono anteriori al 1200. Sono rogiti, testamenti, investiture, acquisti ecc.
La prima pergamena del 1 novembre 1138 è un rogito scritto da Giovanni Agiprandi notaio del palazzo reale e autenticato da altri due notai del sacro palazzo, con il quale un certo Giovanni abitante in località «Murla» in territorio «de Raglio» nella Valle del Fiume Trebbia dona una sua casa con «torchio e tina» al venerando Monastero di S. Benedetto situato nel suburbio piacentino e la terra con i mobili della casa alla chiesa di S. Ilario «de Raglio».

La seconda pergamena del 20 maggio 1151 è una vendita scritta a Piacenza nella casa dello «scrivano Riboldo notaio del sacro palazzo» alla presenza di cinque testimoni. Con questa vendita il sopraddetto «Giovanni de Murla e sua moglie Porpora» vendono ai presbiteri Alberto e Armano rettori della chiesa di Rallio una pezza di terra con vigna al prezzo di venti soldi piacentini. La terza pergamena scritta il 9 gennaio 1167 in Piacenza in casa di Pietro Savini notaio del sacro palazzo, è la definizione di una controversia tra la chiesa di Rallio rappresentata da prete Giovanni (terzo parroco di Rallio) e i due fratelli Amadio e Giovanni Nasari che non volevano dare una «portatura» di vino all'anno di cui loro padre aveva investito la chiesa di Rallio.
I Consoli per la giustizia condannarono i predetti fratelli a pagare la «portatura» di vino e, per i cinque anni arretrati non pagati, dessero alla chiesa dodici denari piacentini.

Questa pergamena è molto importante perchè ci fa conoscere il nome del primo parroco di Rallio. Vi è infatti unito il giuramento del teste Landelmo Veglano che testifica che Nazario, padre dei due fratelli, ha realmente investito il prete «Dono dei» della chiesa di Rallio di una «portatura» di vino ogni anno. Nel più antico elenco dei parroci di Rallio, il primo parroco viene infatti chiamato Dondio (dono di Dio).
Una pergamena del 1191 dice che nel «mercato» di «Rivalgario», alla presenza di sei testimoni (di cui si citano i nomi) prete Giovanni ministro (Parroco) di «Raglio» ha «investito di quattro pezze di terra della chiesa di Raglio» un tal Giovanni Algordo dietro pagamento di sei staia di frumento bello e crivellato da portarsi in casa del padrone nella festa della Madonna d'agosto; pena la multa di 40 soldi piacentini.
All'atto della investitura il Parroco Giovanni dichiara di ricevere due galline.
Sono pure interessanti le seguenti altre pergamene:
- quella del 1204: acquisto per soldi quaranta piacentini di due pertiche di terra poste in Denavolo dal Monastero di S. Colombano di Bobbio.
- quella del 1467: investitura fatta a Pietro Piasolo di una pezza di terra chiamata «poggio del belo vedere» (l'attuale Piazzoli) con il canone annuo di soldi 32.
- quella del 1511: investitura fatta dal parroco Pietro Aloto a Giacomo Scarpa di «cinque pezze di terra» in loco Pozzoli (l'attuale Pozzuolo) per il canone annuo di sette staia e cinque copelli di frumento e un «capone». Questa scritta fu fatta «in castro Montis Clari in domo Magnifici Equitis Comitis Johanni Anguisola» (nel Castello dì Montechiaro in casa del Conte Anguissola).


Così a forza di acquisti, donazioni, investiture e testamenti la Chiesa di Rallio venne ad essere dotata di molti fitti perpetui e diverse «pezze di terra».
Le investiture erano concessioni di diritti che alcuni proprietari facevano a favore, della chiesa in perpetuo, con obbligo cioè anche per successori eredi o acquirenti. Succedeva così che quando queste terre gravate di investiture a favore della chiesa, passavano a diversi successori, anche gli obblighi venivano spartiti in diverse parti, cosicché alcuni eredi dovevano dare alla chiesa magari metà gallina o un terzo di cappone!
Il più antico «Repertorio dei redditi della Chiesa di Raglio» è dell'anno 1525. Vi sono registrati una cinquantina di fitti perpetui dovuti alla chiesa. Eccone alcuni dei più interessanti anche per conoscere il nome di alcune antiche località e frazioni della parrocchia:
- fitto di soldi 32 dei fratelli Piazoli per terre poste in loco detto Belvedere.
- fitto di 1 staro e stopelli 8 di frumento e 1 gallina per una casa murata e chiapata posta presso la chiesa di Rallio (chiapata cioè coperta di lastre di pietra chiamate «ciappe» in dialetto piacentino).
- fitto di stara 1 e stopelli 8 di frumento per terre poste in Signano.
- fitto di una vegiola di vino per una pezza di «terra vineata» (vigna) posta a «Rivalgaro».
- fitto di 6 stara di frumento e 2 capponi per terre poste in «Bobiano».
- fitto di 6 stara di frumento e 1 di spelta e un capone per terre poste in Denavolo.
- fitto di soldi 40 per terre poste in «merleria» e altri soldi 40 per terre poste in «Rovereto».

A quei tempi la chiesa di Rallio possedeva pure un «molendino» (molino) posto nel fiume Trebbia. Il fitto da pagare alla chiesa era «metà del guadagno che il molendinaro Pietro Ugono farà macinando».
Molti di questi fitti perpetui andarono pian piano perduti o perché gli eredi non pagavano più oppure i più coscienziosi li riscattavano donando alla chiesa un compenso in denaro o qualche «pezza di terra» per essere liberati dalla seccatura di versare ogni anno dei fitti spesso quasi ridicoli. Non tutti questi fitti perpetui erano però gratuiti perché spesso si obbligava il parroco a celebrare ogni anno diverse SS. Messe.
Da un altro minuzioso inventario redatto per la Visita Pastorale del Vescovo di Piacenza Mons. Cristiani nell'anno 1763 dall'allora parroco Girolamo Solari si nota che i fitti perpetui erano già ridotti a una trentina e gravava sul parroco l'obbligo di celebrare 86 Messe all'anno.
Ecco alcuni dei fitti più significativi di quegli anni(1700-1763):
- Pastorelli di Aquesio, per successione dagli Scarpa di Pozzuolo, paga ogni anno alla chiesa staia 5 di frumento, soldi 17 e un cappone.
- Cattarina Chiesa, detta la «Pistiniara di Raglio» paga stopelli 4 di frumento.
- I Conti Morandi, per terre acquistate dagli Scarpa di Pozzuolo, pagano ogni anno alla Signoria della Chiesa di Rallio staia 10 di frumento, lire 1 soldi 10 denari 6 e un cappone.
- Antonio Bruschi di Denavolo pagava a questa chiesa stara 1 e copelli 11 di frumento, 12 stopelli di biada e un quarto di cappone. Ora non li paga più avendo lasciato alla chiesa di Rallio alcune pezze di terra poste in Denavolo.
- Il capitano Anselmi, per quelli di Bobbiano, paga staia 2 di frumento e una brenta di vino rosso.
- Girolamo Santi dei Padri della Compagnia di Gesù e amministratore della Chiesa di S. Pietro in Piacenza, paga 2 staia di frumento avendo acquistato alcune pezze di terra quassù.
- Il Conte Antonio Maria Zanardi Lando di Veano paga ogni anno stopelli 10 di frumento.
- Il signor Tenente Giovati Matteo e fratelli Montini da Montesanto pagano lire novanta moneta di Piacenza.
- Il signor Sergente Giovanni Ferrari paga 10 soldi imperiali per una casa che gode in «villa di Raglio detta casa delli Calcagni».
- Alessandro Falconi di Coni pagava alla chiesa soldi 50, che non si esigono più «perchè la Trebia ha portato via tutto il terreno».
- Soldi 45 li pagava il Conte Antonio Riva di Parma. Adesso li dovrebbe pagare il Conte Maruffi per certe terre comprese nella possessione di Roveleto Landi comperate dal conte Maruffi anni orsono.
- Delfanti di Rivergaro deve pagare 2 stara di frumento e 2 galline. Dicono che non vogliono più pagare «ma si vedrà dopo li atti giuridici»(!).
A proposito di questo fitto perpetuo il Parroco Giuseppe Bori nell'anno 1793 scrive: «Dopo molte vicende e molti maneggi col interposizione di persone abili e autorevoli finalmente i Signori Giulio e Ferrante Delfanti (figli del Giuseppe) si sono indotti a liberarsi del suddetto canone collo sborso di mille lire (vecchia moneta). Il suddetto capitale come sopra ritirato io infrascritto l'ho impiegato a censo presso Gianbattista Mazzari di Pozzolo per quattro anni con l'obbligo di corrispondere annualmente il sei per ogni centenaro (rogito del Sig. Pietro Taschieri il 23 gennaio 1796). Il 23 gennaio 1800 il suddetto Gianbattista Mazzarí ha pagato tutti i frutti maturati da oggi indietro».

Gli ultimi fitti perpetui ancora esistenti furono affrancati nella seconda metà dell'ottocento:
1) Agostino Sordi di Aquesio pagato 6 staia di frumento e 1 cappone fino al 1876. Poi i Sordi vendettero il fondo di Aquesio a Giovanni Ghirardelli che non volle più pagare perché diceva di avere comperato il fondo libero da ogni peso. Il parroco Gasparini nel 1895 scrive «Il soprannominato Ghirardelli successore nel fondo di Sordi, tocco dai rimorsi si è finalmente deciso di dare al Beneficio Parrocchiale il compenso di lire 500 dopo 15 anni di pratiche e quistioni. Il capitale è stato depositato nella cassa ecclesiastica della Curia».
2) Pietro Fabri che pagava staia 2 di frumento si è liberato pagando L. 242 messe in cartelle del Debito Pubblico.
3) La Signora Contessa Costa e il Conte Gaetano Salvatico che pagavano 14 copelli di frumento si sono liberati pagando L. 158 versate alla Cassa Ecclesiastica e che fruttano ogni anno L. 7,47.
4) Il Conte Morandi pagava 3 copelli e mezzo di frumento. Se ne è liberata per successione la Marchesa Luigia Casati pagando L. 38,27 nel 1892,

Il succitato resoconto dell'anno 1763 descrive anche come erano i «beni stabili» della chiesa di Rallio a quel tempo:
La casa canonica era composta di tre camere e «un piccolo dispensino che ora serve per cucina, di sotto la sua cantina, di sopra il solaro per li grani». Inoltre una camera in mezzo alla torre, il cortile, il pozzo da acqua, una stalla e disopra il cassero per il fieno. L'ara intorno alla chiesa di pertiche quattro con dentro una «capella dedicata alla SS. Vergine di Loreto».
La «casa che serve per li massari con stalla disotto e solaro disopra e un'altra casa per li massari, con sua stalla» (erano poste dove ora c'è la Trattoria di Martini Giulio e nella casa di fronte).
La casa della piazza vicino alla chiesa e un'altra casa posta in Denavolo con sue terre.
Segue poi la descrizione dei nove appezzamenti di terra costituenti il Beneficio parrocchiale di Rallio e una ventina di piccole pezze di terra e boschi a Denavolo.

Questo lungo elenco «finanziario» dei redditi della Chiesa di Rallio termina con la elencazione degli «incerti» della parrocchia cioè del tariffario allora in uso per battesimi, funerali, matrimoni.
Eccolo:
- per li Batesimi soldi quaranta oppure una candela e un faccioletto.
- per li matrimoni la sposa dà un faccioletto, lo sposo quell'elemosina che dà.
- per li funerali dei capi di casa si ricavano lire dodici di nostra moneta e una torcia, per li funerali delli adulti dopo li sette anni lire sei e una torcia, per li bambini lire tre.

Al termine di tutti questi elenchi «finanziari» il parroco annota «La rendita di questa Chiesa che si ricava da fondi e da fitti ascende a lire ottocento di nostra moneta ordinariamente e straordinariamente a novecento lire incirca, mentre molte pezze di terra sono vincolate da Legati di Messe».