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L'Ospizio
di Rallio

La piccola casa che esisteva fino ad una ventina d'anni fa di fronte alla chiesa e ora trasformata in sala parrocchiale, anticamente si chiamava «Ospizio» perché serviva ad ospitare un frate predicatore dei Cappuccini di Piacenza che veniva ogni anno con un fratello laico a predicare per tutta la Quaresima (il cosiddetto Quaresimale). La casa era stata donata da una certa Domenica Pelizzari con atto rogato dal notaio Pizzati addì 2 ottobre 1712.
Ogni anno veniva eletto dai parrocchiani un «Provveditore» che era sempre una persona ragguardevole e stimata: 1760 il Capitano Claudio Camillo Anguissola; 1761 il Capitano Anselmo Anselmi; 1763 il signor Alfiere Francesco Dodici; 1764 il signor Aiutante Francesco Solari.
Il Provveditore aveva l'incarico di far eseguire una questua in generi alimentari e denaro e, con il ricavato, provvedere al mantenimento dei due frati per i 40 giorni della Quaresima. Se ne avanzava il resto veniva mandato al Convento dei Padri Cappuccini di Piacenza.
Nella prima pagina del «Registro del Provveditore» si legge che la questua si doveva fare nelle seguenti Parrocchie (i cui parrocchiani venivano a Rallio per il quaresimale): Veano Casolo, Veano Bucchignano, Bassano, Manzano di Carmiano, Chiulano, Viserano, Fellino e Raglio. Per la «mellica, le ghiande e il vino» la questua doveva però farsi solo nella parrocchia di Rallio.
Il «Registro del Provveditore» conteneva sia l'inventario di tutte le suppellettili di cui era dotato l'Ospizio, sia la nota di tutto quanto era stato questuato e di tutto quanto era stato speso per il mantenimento dei due frati.
Nell'inventario delle cose appartenenti all'Ospizio figurano: Pagliarizzi due - tovaglie due - asciugamani quattro - un scossale per far cucina di tela grossa quattro scrane nuove e quattro vecchie - due tavolini di noce - tre banche da letto di legno dolce - una pignatta di rame - una sedella di rame - una padella di ferro - un mortaro di pietra con suo pistore di legno - una pinta di maiolica - due suppiere di terra di Biella - una mescolara di ferro - due vasi da orina - un'orcia per l'oglio - una scoppa - un gavardo - una moietta - un treppiede di ferro... ed altre cose (i più anziani capiranno ancora queste vecchie parole dialettali).
Su una vecchia nota dell'anno 1761 mentre era Provveditore Anselmo Anselmi si legge: - Ouestuato stara 10 di frumento. Trattenuto stara due per fare il pane e la pasta per li due frati. Restano stara 8 venduti a lire 12 lo staro.
- Di mellica questuato stara cinque vendute a lire 7 lo staro.
- Questuato in denaro lire 39 e 16 soldi. In totale ricavato lire 170 e soldi 16 (di vecchia moneta).
- Speso per il mantenimento dei due frati lire 166 soldi 10 e denari 6.
Ecco alcune spese:
- merluzzo libre sei e mezzo: speso lire 5 e 12 soldi
- libre due di anguille salate: speso lire 3 e soldi 6
- libre 6 di sale: speso lire 3
- due once e mezzo dì peppe: speso lire 1
- una libra di succaro: speso lire 1 e soldi 15
- due brente di vino a lire 22 la brenta: speso lire 44.

Qualche decennio dopo il 1800 si perse l'usanza di predicare il quaresimale intero; tanto che nel 1846 vennero venduti all'incanto tutte le suppellettili dell'Ospizio ricavandone lire 70 e centesimi 3 (di nuova moneta).
Dato che siamo in tema di inventari si può citare qui un inventario del 1681 dei «beni mobili» della chiesa di Rallio fatto dal prete Bernardo Segalini, Rettore di Viserano, dopo la morte del Parroco di Rallio Antonio Clementini, alla presenza dei testimoni Corrado Matià economo durante la vacanza della Parrocchia e dei signori Leandro Anselmi, Alessandro Boselli e Giovanni Ferrari. Fra le cose più curiose di tale elenco figurano:
- una Lumaga marina (conchiglia) per suonare nella settimana santa;
- un organo fornito di sua serratura;
- un miscolino di stagno per il battistero;
- una cadrega per portare in processione la statua della Beata Vergine del Rosario;
- e (perfino) una canna d'archibugio ad uso della chiesa!