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<<L'Oglio
di Sasso>>
o Petrolio

Vicino alla strada che porta da Rallio a Coni e Travo, a circa 300 metri dall'abitato di Rallio, la chiesa possiede tuttora e possedeva già nel 1700 un campetto chiamato dapprima «Camporè» e poi chiamato «oglio di sasso per un pozzo che vi fu nel detto campetto» (così si legge nell'inventario di beni della chiesa del 1763).
«Oglio di sasso» era il petrolio che nel territorio di Rallio si estraeva già, con mezzi rudimentali, nei primi decenni del settecento, mentre era feudatario di Montechiaro il conte Morando Morandi, che resse il feudo per ben 44 anni dal 1663 al 1706 e al quale si devono le prime ricerche petrolifere sul territorio piacentino.
Il Dizionario Topografico dei Ducati di Parma e Piacenza compilato nel 1832 da Lorenzo Molossi dice «assai celebrato e ricercato era il petrolio di Montechiaro».
Nel 1808 in una lettera scritta ad una specie di Intendente di Finanza il naturalista Giambattista Guidotti che divenne nel 1833 titolare della cattedra di chimica dell'Università di Parma faceva menzione di un petrolio particolarmente chiaro e bianco che si estraeva a «Montechiaro, a 12 leghe da Piacenza».
Allora il petrolio aveva usi assai limitati: serviva per illuminazione e per usi di guerra in quanto le bombe ignee imbevute di petrolio divenivano, nella credenza di quei tempi, fonte inestinguibile di incendio, atto alla distruzione di qualsiasi materia combustibile.
I pur modesti successi del conte Morando, risvegliarono altri proprietari nelle vicinanze della zona sfruttata da lui, ad iniziare scavi di pozzi nei loro terreni; onde il successore conte Niccolò fu costretto ad iniziare una lite per rivendicare a sé l'esclusivo diritto di coltivare la miniera. Intervenne nella controversia il provvedimento del Duca di Milano, il quale riconoscendo al Conte Morando il merito di avere per primo coltivate con suo rischio e dispendio le vene di olio di sasso, concedeva «al conte Niccolò Morando e ai suoi discendenti maschi in infinito l'impresa di dette escavazioni dei pozzi di olio tanto nel feudo di Montechiaro quanto in ogni altro luogo del territorio piacentino... dietro pagamento annuo alla Camera Ducale di Milano di lire seicento di Piacenza» (dalla «Storia del Castello di Montechiaro» del marchese Giovanni Casati).
Il 18 luglio del 1903 (come ricorderanno i più anziani e come risulta dal Registro dei morti della Parrocchia) due sorelle di 18 e 14 anni (Sordi Angela e Maria) visitando il pozzo di petrolio del campo «olio di sasso» vi perirono bruciate vive per un improvviso incendio del pozzo stesso, insieme con tre operai del cantiere.
I pozzi di petrolio di Rallio ebbero una discreta fortuna nei primi cinquant'anni di questo secolo cioè fino alla seconda Guerra Mondiale. Vi lavoravano allora una trentina di persone. Vi si estraeva un buon gas naturale che veniva compresso in bombole e un ottimo petrolio quasi già raffinato. Purtroppo la scarsità del prodotto, la concorrenza di più potenti società e vari incidenti che ne hanno danneggiato gli impianti ne hanno consigliato l'abbandono. Il 6 aprile 1945, poco prima della fine della guerra, i pozzi di Montechiaro subirono anche un bombardamento che distrusse la vicina villa «Nicelli» provocando tre morti: Piana Eugenio, Canevari Italo e Canevari Carmela.