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Gli antichi registri parrochiali

Fra i registri più antichi e più interessanti c'è un piccolo fascicolo dove sono registrati i morti di peste dell'anno 1630.
La famosa peste scoppiata a Milano e descritta dal Manzoni nei capitoli XXXI e XXXII dei Promessi Sposi, arrivò anche a Piacenza e in Val Trebbia.
A Piacenza su circa 30.000 abitanti ne perirono di peste circa 20.000. Nel contado, dice lo storico Boselli, di tre parti ne morirono due. Prima della peste gli abitanti del contado erano circa 120 mila, i morti di peste sarebbero stati circa 80.000.
Un altro storico, il Morando, dice « Atterriti dalla forza del maligno contagio i padri e le madri abbandonavano i cari figli e i figli i genitori, le mogli i mariti, i mariti le mogli, non si conoscevano più i fratelli, i parenti, gli amici. Insomma tutto era un caos di confusione, attendendo ciascuno solamente alla propria salute e spogliandosi affatto dell'amore verso il proprio sangue.
I pargoletti succiavano dalle madri appestate invece di latte, il veleno della morte.
I fanciulli, resi orfani chiedevano il pane e non vi era chi loro lo desse, e quel che è peggio molti moribondi chiedevano il Pane della Vita, e non era chi loro l'amministrasse; poiché la morte mietendo ugualmente con l'orrida sua falce, aveva troncati cò secolari, i religiosi sicché i Claustri restavano vuoti, le parrocchie abbandonate; e quei pochi rimasti non potevano supplire a tutto».
Nella sola parrocchia di Rallio in circa due mesi, dal 23 agosto al 25 ottobre 1630, morirono 181 persone.
Una quarantina furono sepolti nel cimitero, poi quando il cimitero non poté più contenerli furono sepolti «in loco benedetto» (forse in una grande fossa comune nell' attuale campo del beneficio parrocchiale detto Trobbio).
La dicitura è sempre tristemente uguale : «il tal dei tali di anni... confessato e comunicato è morto di contagio e sepolto in loco benedetto».
Sfinito dagli stenti (ne morivano in media tre al giorno) morì di peste anche l'allora parroco Francesco Veggiola, venuto a Rallio appena l'anno prima.